Sono stata a fotografare e a fare riprese, come ogni mese e a ogni cambio di stagione, da Sara Bosatelli, nella gelateria Mandorlacchio di Mandorlacchio, a Mandorlacchio.
Un piccolo punto vendita, con accanto un laboratorio altrettanto piccolo, dove le materie prime vengono lavorate e trasformate in gelato. Uno spazio in cui seguire da vicino il passaggio dagli ingredienti al prodotto finito, ma anche osservare come, con il cambiare delle stagioni, cambi il modo di raccontarli attraverso le immagini.
L’autunno, qui, è arrivato davvero. Non soltanto nelle temperature e nelle materie prime che entrano in laboratorio, ma anche nella luce.
Per chi fotografa prevalentemente con luce naturale, come faccio io, il cambio di stagione è un passaggio tutt’altro che secondario. La luce estiva, spesso diretta e intensa, lascia spazio a una luminosità più morbida, radente, capace di allungare le ombre e di rendere i colori meno squillanti. Le giornate si accorciano, la luce entra dalle finestre con un’inclinazione diversa e anche gli oggetti più familiari acquistano un’altra presenza.
È una luce che chiede di essere osservata, prima ancora che utilizzata.
Le ombre diventano parte integrante della fotografia: non qualcosa da eliminare per rendere tutto uniformemente leggibile, ma uno strumento per dare profondità, costruire volumi e accompagnare lo sguardo. I colori si fanno più delicati, i contrasti possono diventare più sottili e le superfici acquistano sfumature che una luce troppo forte rischierebbe di cancellare.
Nel fotografare il gelato, tutto questo assume un significato particolare. Raccontare un prodotto stagionale non significa soltanto mostrarne gli ingredienti o il colore, ma restituire qualcosa del momento in cui nasce. La luce può contribuire a farlo, creando una relazione tra il prodotto, la materia prima e il tempo della stagione.
Da Mandorlacchio abbiamo fotografato le caldarroste, con le loro superfici scure e irregolari, e i cachi, dalla polpa morbida e dal colore caldo, subito trasformati in un gelato goloso. Ingredienti diversi, consistenze diverse, tonalità che appartengono pienamente a questo periodo dell’anno. La luce autunnale permette di lavorare proprio su queste caratteristiche, senza forzarle: accompagna i colori, restituisce le texture e lascia che siano le materie prime a mantenere il loro carattere.
Per me fotografare il cibo significa anche questo: riconoscere ciò che cambia e capire come tradurlo in immagini. Non applicare la stessa luce a ogni prodotto, in ogni stagione, ma lasciarsi guidare da ciò che si ha davanti. A volte è sufficiente spostare un ingrediente di pochi centimetri, aspettare che la luce cambi o accettare un’ombra più presente per trovare un’immagine diversa.
La fotografia di stagione comincia anche da qui: dalla capacità di osservare la luce e di usarla per raccontare non soltanto un gelato, ma il momento preciso dell’anno a cui appartiene.
